Eccezioni

Forse pochi altri contesti, quantomeno per quanto riguarda la mia esperienza, hanno il potere di digerire tutto così come gli Stati Uniti. E a pensarci un attimo è molto più che logico: un Paese gigantesco, abitato da indigeni massacrati e poi rinchiusi dove non davano fastidio, ripopolato da gente proveniente da ogni angolo del mondo. Un Paese nato su un sogno, ingenuo e per questo potente come appunto sono i sogni: essere felici, qualsiasi cosa questo significhi; valutare a tal punto l’importanza dell’essere umano da porlo al centro del creato, re di tutto, abile soggiogatore di una Natura che qui non è più matrigna. Bastava credere a questo sogno e si era abilitati a vivere in questo gigantesco Paese.

Ecco, ora provate a pensare a come tenere insieme tutta questa diversità. Bisognava trovare soluzioni condivise ed evitare gli eccessi, sia verso l’alto che verso il basso. Per questo gli USA sono il Paese della middle-class, un concetto che va ben oltre le tradizionali categorie sociali europee – da cui pure deriva – per rappresentare la definizione antropologica dell’uomo americano. In una società così frammentata le élite non possono esserci, o comunque possono comandare solo riconoscendo – una riconoscenza di facciata, naturalmente – l’importanza del popolo, della “gente”.

Ecco perciò che l’americano medio digerisce e digerirà tutto o quasi. Che si prenderà gli aspetti più innovativi per farli suoi riducendoli a medietà priva di difficoltà. Non è un giudizio di valore, ma un dato di fatto: l’americano vive di standard perché sono l’unico modo per ricordargli di appartenere a una comunità, sebbene dai confini blandi e poco invadenti della sua individualità. E in questo standard l’americano vive e si emoziona, conduce la sua esistenza emozionale in un marasma di piattezza da cui nulla deve emergere o svettare troppo. 

Non esistono più nemmeno in Italia le partite del campionato alla domenica, ma in America solo il football rende la domenica un giorno diverso dagli altri. Gli altri sport si spalmano su tutti i giorni della settimana, e nessuna partita – o molto poche – acquista una qualche rilevanza. I negozi sono sempre aperti, la vita di tutti si adegua sugli stessi ritmi, i prodotti vanno resi omogenei per guadagnare mercato.

Ecco, l’americano non gode la sua vita ma la consuma come se fosse un prodotto da comprare e con una data di scadenza: una routine come le altre, senza nessuna eccezione a segnalare le eccellenze né quantomeno le diversità. Ma quello che si guadagna in accessibilità, come ci insegna Benjamin, lo si ottiene solo a prezzo di sacrificarne il valore religioso, di distacco eccezionale dalla nostra esistenza. Democratizzazione, e ben venga: ma senza più sorpresa né speranza a dare gioia all’incognito, solo risate preregistrate e reazioni standard. 

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Un pensiero su “Eccezioni

  1. Ho visto solo stasera il film “The Founder”, dedicato al McDonald’s: ecco, in quel film c’è tutto quello che ho scritto qui.

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