Again

Ieri ho conosciuto un elettore di Trump. Boom!

Sono andato a vedere il dibattito finale Hillary-Trump in un bar. Sono corso là dopo lezione, che il prof ha anticipato per consentirci di svolgere il nostro “civic duty”, votanti o no, e farci un’opinione su questa cosa strana che è la lotta presidenziale 2016. Il bar era strapieno e quindi non sono riuscito a trovare la mia amica: così ho girato un po’ tra i tavoli, schiacciando piedi e sbattendo lo zaino ovunque, finché non ho deciso che mi piaceva di più stare sul marciapiede e guardare il dibattito da lì.

La gente sul marciapiede era gente che passava per caso (uno in bici, un’infermiera ancora col camice, ecc.) oppure i clienti del bar che uscivano a fumare. Tra questi, uno che avrà avuto la mia età, rossiccio, capelli e barbetta curati, una camicia azzurra bellissima e scarpe di pelle marrone leggermente a punta. Ogni tanto, dei tizi con il cappellino “Make America great again”, lo slogan di Trump, uscivano dal bar e si mettevano a parlare con lui. Naturalmente ho pensato a uno scherzo, riguardo al cappello, e invece no; e infatti il tizio con la barbetta, che mi pare si chiamasse Jessie, a una certa mi fa: “Non è facile essere un liberal se tutti i tuoi amici sono conservatori”. Il cappello, dunque, non era uno scherzo: lo indossavano i suoi amici pro-Trump.

Mentre chiacchieravo con Jessie, chiedendomi quanto costasse la sua camicia, è arrivato uno dei suoi amici pro-Trump con tanto di cappello. Il primo elettore di Trump con cui avessi modo davvero di parlare, una “nice person” – come l’ha definita Jessie – con cui finalmente parlare di questo essere strano, metà Berlusconi e metà cyborg, che si chiama Donald J. Trump.

“Voterai Trump?”
“Yes, I do”.
“E come mai voti per lui?”
“Nationalism: he will make America great again”.

E devo dire che la risposta mi ha culturalmente colpito: culturalmente nel senso che, da italiano, non combaciava del tutto con i pre-concetti della mia cultura. Infatti, il trumpista nazionalista aveva chiaramente origini asiatiche: ma come, mi dicevano i miei pre-concetti europei-italiani, i nazionalisti di solito non si professano ‘puri’? Sono pochissimi i leghisti o casapoundisti neri, per dirne una. Invece questo trumpista non solo era nazionalista, ma pure proveniente da uno dei gruppi etnici (quelli che su ogni modulo da compilare in Usa sono esplicitamente definiti “races” come in un romanzo dell’Ottocento) che Trump dice di odiare.

La cosa mi incuriosiva. Questo trumpista aveva grossomodo la mia età, era una persona normale, non uno degli esagitati svitati razzisti pro-armi e anti-aborto che – sempre nel mio immaginario costruitosi in questi mesi di video e notizie – viene spontaneo associare automaticamente alla categoria degli elettori di Trump.

E, insomma, per lui l’America non era grande abbastanza: millemila chilometri quadrati di spazio, 6 fusi orari, il dominio (un po’ farlocco ora) dell’economia e della politica mondiale, le università migliori, gente che (per forza o per voglia) sogna l’American dream (esiste ancora?), e non siete grandi abbastanza? 

Trump in TV aveva appena detto che l’economia dell’India cresce dell’8%, quella della Cina del 7 (sottolineando che si tratta di un dato tremendamente disastroso per i cinesi) e l’America solo dell’1%. Solo dell’1% e vi lamentate? Ma va bene, come continuava a ripetere sornione Jessie l’importante è rispettare le opinioni di tutti.

E allora ho chiesto al trumpista di origine asiatica come mai per lui l’America non fosse grande abbastanza.
“Troppa differenza tra ricchi e poveri… Famiglie disunite, persone che si odiano. Siamo un Paese povero, capito? Ci impoveriamo e gli altri si arricchiscono. E la differenza tra ricchi e poveri aumenta…”.

L’importante è rispettare le opinioni altrui.
Certo.
Da ripetere come un mantra.
Quindi ripetere – anche urlandolo – all’amico trumpista che il suo candidato sta proponendo soluzioni che non aumenteranno questo problema, anzi lo renderanno ancora peggiore,
sarebbe stato d’aiuto?
Non lo sapremo mai.

L’importante è rispettare le opinioni altrui. Anche quando ci sembrano cazzate fotoniche.

Again

 

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