Diciassette

Che poi diciassette porta sfiga, non lo mettono nemmeno tra i piani da schiacciare sugli ascensori o sugli aerei (o è il 13). Quindi potremmo saltare direttamente al diciottesimo, se non fosse che sarebbe aggiungere un anno prima del necessario e quindi – almeno noi che possiamo – fermiamoci qui.
Che insomma, ammettiamolo, 17 anni non sono mica pochi. Pensa, fanno quasi un maggiorenne, un ragazzo impaziente di guidare o una ragazza già ormai non più bambina (ai maschi ce ne vuole ancora, eccome, per smettere di essere ragazzini).
E insomma è così, va così: non ci si può fare niente, come uno nasce senza volerlo muore anche senza averlo davvero voluto (quasi sempre, diciamo). E quelli che rimangono si dice che iniziano a farsi domande e dubbi, ma nella stragrande maggioranza dei casi sono semplicemente tristi e – per questo – arrabbiati. E si aggrappano alle mille facce diverse della speranza.

Oggi sono 17 anni che morivi, Fabrizio, e io ti ricordo dal mezzo del Midwest, con la neve e a -17. Altro che Zena, belìn.
Ah, dai un saluto anche a David.

«Fermati Piero, fermati adesso…»

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