Il quattro

Il quattro del mese, in quattro, alle quattro del mattino. Un appuntamento che sfiora i limiti del grottesco e della decenza.
Luci al neon che rendono il tutto irreale, “da acquario” direbbe lei. Lui e lei sono una coppia, e fanno due; poi ci sono un altro lui e un’altra lei, e fanno uma seconda coppia: totale, quattro. Quattro come le ore di sonno tentate, come gli aeroporti che toccherà, i caffè che una delle due lei vorrebbe già aver bevuto, i mesi che dovranno passare “prima di”.
I passi da fare no, non sono quattro: ne basta forse uno solo, all’inizio, ma va fatto con forza; e poi, per inerzia, vengono anche gli altri. Massì, lui pensa così, fermo davanti a uno dei quattro banchi di accettazione dei bagagli.
Anche perché ormai non sono più nemmeno le quattro, ed è ora, arriva “quel” momento. I quattro ritornano per un attimo ancora quattro, stretti in un’unica figura. Poi quel corridoio lungo li rende uno più tre, e soprattutto uno più una. O, meglio, mezzo più mezza.

Alla fine sale, si siede nella fila da quattro, quella centrale: le ore da trascorrere quassù saranno ben più di quattro.

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