(Oh) God

Venendo dall’Italia, dove ci tocca convivere da sempre con il Vaticano (che è un po’ uno Stato che non dovrebbe esistere e che si permette sempre di mettere il naso in mezzo a ciò che, in teoria, egli stesso afferma non essere di sua competenza), non avrei mai immaginato che esistessero altri posti del mondo occidentale dove la “religione” interferisce così tanto con il potere politico. E invece, ecco un’altra delle sorprese del Midwest!
Come sapete, l’Illuminato Governatore dell’Indiana ha appena firmato una legge che consente ai cittadini di appellarsi al proprio credo religioso se denunciati in una causa civile. Fondamentalmente (ah, che avverbio adatto!), uno può appellarsi a tutto ciò che per lui è connesso a un credo per essere giustificato. In soldoni, e per parlare di un’altra pericolosissima minaccia alla purezza genetico-razziale del vero maschio midwestern, si vogliono colpire gli omosessuali: io che sono un commerciante posso rifiutarmi di servire clienti gay perché disturbano la mia sensibilità religiosa.
Ora, credenti o meno, già ci sarebbe da aprire una parentesona sul fatto che Gesù la pensava un filino diversamente (anche sull’alcool, vietato di domenica, ci si dimentica infatti che Gesù addirittura trasformò l’acqua in vino): giusto per ricordarcelo, gli piaceva stare in mezzo alle puttane, ai poveri, ai merdosi e ai reietti della società, non stava a giocare a dadi con Ponzio Pilato nei salotti buoni di Gerusalemme. Ma, a parte ciò, questo utilizzo della religione così partigiano ha dei risvolti tutti americani.
Prima di tutto, una legge che promuove la libertà e si fonda sulla giustificazione di una proibizione: chapeau, mr. Pence. Ma, forse, è un po’ lo stesso concetto alla base del fatto che – per tutelare la sicurezza degli Usa – spiare i leader di governo di mezzo mondo è cosa buona e giusta.
Inoltre, anche sulla religione gli americani sono dannatamente pratici: nessuna solennità nemmeno avvicinabile a quella di un Papa, chiese senza marmi o stucchi, pastori a cui basta una Bibbia. Il rapporto dell’americano con Dio è davvero diretto (vedi alla voce calvinismo) ed è l’unica cosa che conta. Sarà che in Italia o sei cattolico o sei cattolico, ma la religione – meglio, la confessione – seguita è un fatto di identità esteriore, qui. Qualcosa che definisce, ma che identifica al pari e allo stesso livello del club di golf o delle persone che si frequentano. Molta apparenza, fondata sulla sostanza di predicatori che non hanno bisogno di una confessione “ufficiale” per predicare il loro Vangelo. E che giustifica le peggiori boiate non con la semplice ipocrisia ma con adesione ferma, convinta e sincera.

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