Passa-porti

Il mio professore di Letteratura Italiana, qui a Bloomington, è italiano ma ha appena ottenuto la cittadinanza americana. Il mio professore di Letteratura Italiana, qui a Bloomington, ha circa 10-12 anni più di me ed è professore dal 2006 (prima Assistant, poi dal 2010 Associate).

Appena ottenuto il passaporto, si è (giustamente) mostrato orgoglioso con un selfie sul suo profilo Facebook (sì, può capitare che in America i vostri professori siano vostri amici su Facebook) e la copertina blu del documento che sostituisce quella rosso-bordeaux di quello italiano. A vederlo così, un po’ mi ha fatto rabbia: “Come dimenticarsi in fretta delle origini”, ho pensato. Ma sarebbe una reazione troppo stupida.

Perché con lui ho parlato spesso (sì, in America i vostri docenti vi parlano e si ricordano il vostro nome) di questo, e lui giustamente mi diceva: “Sono qui da anni, sposato qui e pago le tasse qui: ho il diritto di esprimermi anche su chi mi governa, per questo chiedo la cittadinanza”. E allora ho pensato che la reazione “rinnegato” poteva andarmi bene quando avevo tra i 16 e i 22 anni, quando facevo il duro-e-puro e l’integralista dei giudizi. Ma ho capito che ora, a 28 anni e mezzo, dare del rinnegato a una persona in questa situazione è stupido e soprattutto non mi va più bene. Prima di tutto perché, chissà, fra qualche anno ci potrei essere io in un selfie del genere. E poi perché, a 28 anni e mezzo, qualcuno dei motivi per cui lui è oggi cittadino americano li condivido.

Non è mai questione di rinnegare (non si rinnega nulla, andando via); è, semplicemente, l’esasperazione delle troppe porte in faccia e della stupidità beota di un sistema che permette a chiunque abbia un briciolo di potere di sentirsi dio e di esercitare il suo potere sulla sua propria corte.

Perché, quando leggi sul Corriere di “università vietate ai prof giovani” e poi guardi lui – tuo attuale “capo” – che ha 10-12 anni più di te, capisci che le opportunità, alle volte, uno si stanca di aspettarle (e di vedersele rubare) e va a cercarle da qualche altra parte.

Solo questo, poi chissà cosa sarà il futuro.

P.S.: quello che mi fa davvero rabbia è il mio Paese quando se ne frega delle sue eccellenze (intellettuali o di qualsiasi tipo) e non fa niente per trattenerle, regalando ad altri Paesi più furbi la possibilità di approfittare delle nostre migliori menti.

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2 pensieri su “Passa-porti

  1. Condivido tutto quello che hai scritto pienamente….

    Eppure io a meno che mi caccino tenterò di rimanere in Italia…

    Oppure di ritornarci in ogni modo se mi hanno cacciato…

    Perché se i migliori se ne vanno questa barca non tornerà mai a veleggiare…

    1. Ma infatti io concordo anche su questo punto: lungi da me chiedere il passaporto Usa, un giorno. Dico solo che l’Italia a volte adora proprio sputarti addosso. Ma forte eh…

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