Again

Again, ancora. Cioè di nuovo, ricominciare e ritrovare abitudini. In poche parole, un inizio che ha perso la sua iniziale freschezza per presentarsi, sebbene nuovo in termini di scansione dell’anno accademico, come qualcosa di già frequentato.
E quindi domani si ricomincia, si riprende, si ritorna: appunto, di nuovo. Sono di nuovo a Bloomington, ho di nuovo preparato un lesson plan che vuole essere divertente e domani suderò forte e mi pezzerò la camicia (anche se dicono che non lo do a vedere) nel tentativo di tenere a bada l’agitazione della mia insicurezza. Dal primo inizio, quello davvero vergine, sono passati cinque mesi ormai; dalla pausa di Natale, 20 giorni. Distanze che sembravano infinite sono passate in uno spazio di tempo che mi è parso decisamente più breve e a guardarmi indietro sorrido, un po’ come quando in montagna arrivi in cima e guardi tutto il sentiero che hai percorso, e pensi “Beh dai, ce l’ho fatta”.
Riprendere ha un sapore strano, quest’anno: sarà che devo ancora farci l’abitudine, all’essere in America; oppure sarà che il fuso orario e il ritorno e la ripartenza ti lasciano un po’ frastornato e fai fatica a realizzare davvero che riprendere significa anche una nuova attesa di 4 mesi.
Again.

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