Percorrere

Cesare Pavese si innamorò dell’America negli anni ’30 nei libri di questo Paese. Scrisse: «Accadde ad alcuni giovani italiani di scoprire nei suoi libri l’America, una America pensosa e barbarica, felice e rissosa, dissoluta, feconda, greve di tutto il passato del mondo, e insieme giovane, innocente».
America Paese delle mille contraddizioni, degli opposti estremismi – liberal vs. conservatore, magro vs. obeso – e delle immense distanze. America che finalmente un pochino ho scoperto anche io, nell’unico modo possibile e cioè viaggiando: prima un aereo, poi una metropolitana, poi ancora un passo dietro l’altro in stivaletti di pelle e doposci poco adatti al gelo, e poi ancora un pullman Greyhound di quelli enormememente spaziosi, dove le facce delle persone valgono più delle dirette della CNN e degli editoriali del New York Times. Davanti a noi (stavolta non ero da solo) qualche pezzo di Midwest: tradizioni giovani se rapportate all’Europa, palazzi altissimi e case piatte, metro sopraelevate e mercati coperti, musei e un Lago grande come mezza Italia. E tanto gelo.
E, alla fine, la soddisfazione di poter dire: io l’ho provato, io c’ero, io so com’è.

 

Percorrere

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