Letteratura

G: Oh Francesco, come tu stai? Ti devo raccontà ‘na cosa… Ho scoperto, e tu già lo conoscerai, un bischerazzo nostro di Firenze nostra, che scrive cose in volgare. Ma bène, eh, proprio bène.

F: Ioannes, te pregus, tene lontana ab me parolam malvagiam.

G: Malvagiam? Ma icché tu dici, Francesco mio?

F: Ioannes, tu quoque, tu sicure cognoscit quod est magnum terrorem meum: mescolatus me esse cum plebae vulgo. Vae Francisco, si mihi non latino lediebatur in futuris diebus!

G: O Francesco, ma che tu sei sempre quel Francesco o che tu mi pigli in giro? Ti sto parlando di uno della Firenze nostra che ha scritto qualcosa che finora solo Virgilio, c’era riuscito: anzi, pensa che codesto bischero s’è fatto accompagnare proprio da Virgilio…

F: Unicam patriam Vergilii nostri magnam gloriam est! Ne tediare me cum ludibus parolarum, Ioannes meus.

G: No no, Francesco, aspetta e fidati di Giovannuccio tuo: codesto bischerone d’un nasone di cui io ti dico s’è fatto accompagnare da Virgilio in l’oltretomba!

F: Vae!

G: Nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso!

F: Misericordia Dei!

G: Alla ricerca di Dio per l’amore di una donna.

F: Tu quoque, Ioannes…

G: E ne ha scritto in cento canti, e c’ha messo la storia e i prencipi e gl’imperadori e diavoli e santi e gentucche e sodomiti e peci e angeli.

F: Blasfemus homo illo est!

G: E l’ha scritta in volgare, Francesco, capisci! Che la posson legger tutti, mica solo io e te che siam du’ vecchi tromboni. La gente se la legge per le strade, la impara, la recita. ‘un è magnifico, Francesco mio? Imparano!

F: …

G: Francesco? Macché tu ti senti bene? Ti vedo palliduccio…

F: Infastus homo illo est! Poesia, scientia, sapientia, theologia: lingua latina unica apta est vehiculare conceptos divinos. Non possibile est educationem populorum in lingua non latina.

G: Ma Franceschino mio, ma ndo tu vivi? A Roma co’ Giulio Cesare o ‘n casa del Papa a Avignone? Bello il latino, tu c’hai ragione, ma chi lo parla più? Chi lo conosce più? Solo du’ vecchi tromboni come noi, ormai…

F: Ioannes, parlare tuus periliosus facto est: ego vedo in futuris diebus eternam damnationem tuam.

G: Ma Francesco! Ma sono sempre io, il tuo Giov…

F: Infernus cum magno foco tua domus erit in aeterno.

G: Ma Francesco, sii ragionevole. Eddai. Ho capito, t’ha dato fastidio sta storia del trombone: d’accordo, solo io sono un trombone.

F: Et multi diaboli erint punitionem tuam, qui mitterent te in magno foco cum grande tribolatione.

G: Sei giovanile, va bene. Né trombone, né vecchio.

F: Et magna sufferentia conditionem aeternam tuam erit. Et Deus Optimus Magnus castigabat illo modo stupiditatem tuam.

G: O Francesco, guarda che io sono tra quelli che ci crede davvero che è esistita madonna Laura.

F: Libri tui in flamae ego vedo in futuro.

G: Perché coi tuoi che ci faranno, l’incarto del pesce al mercato?

F: Libri vulgari ludi puellorum sunt!

G: Eccheppà, Francé. Ma che sta corona d’alloro mica ti avrà un po’ dato alla testa?

F: Libri latini doni Dei sunt!

G: Ok ok, ho capito, metto via sta gran Comedia e torno ai latini che mi hai consigliato tu! (Rompipalle d’un laureato…)

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