Aggettivi

Un po’ pirla, sì.

No, forse ingenui.

Superficiali.

Privi di buon gusto.

“Ma come cazzo fai a venire in università in ciabatte coi calzini bianchi di spugna? Lo sai cosa significano i calzini BIANCHI di spugna?”

Questo lo chiami cibo?

Ecco, essere europei e trovarsi sparati in America fa uno strano effetto: essere europei in Europa è molto facile, alla fine; essere europei in America ti fa vedere tutto totalmente diverso.  Ci si sente totalmente, assolutamente, incomparabilmente diversi.

Se poi si è catapultati in America per motivi di studio, “culturali”, ecco che l’occhio europeo è qualcosa di assolutamente, fottutamente, irriducibilmente snob. Nomi come Socrate, Aristotele, Dante, Shakespeare, Molière, Pavese, eccetera eccetera eccetera ci fanno sentire depositari dell’unico Sapere possibile, quello con la S maiuscola. Non conta se questi autori non li hai mai letti, al liceo li odiavi, non sono della tua nazionalità: arrivato qui, improvvisamente ti senti il loro unico, degno, assoluto erede in virtù del comune sangue europeo. Soprattutto, inconsciamente pensi che tutti questi zioSam non ne sono e non ne saranno mai – a differenza tua – degni: pfui, figli di nessuno, gente senza radici, incrocio di invertiti, mangiahamburger.

Sì, forse tutto questo è – parzialmente – vero. È sicuramente vero che gli americani hanno poco buon gusto, che si applicano ma hanno ancora radici poco profonde, che cercano di recuperare le loro mancanze ricoprendo di dollari chiunque ritengano meritevole di insegnargli qualcosa. È assolutamente vero che sono spreconi e un po’ egoisti. E quindi? E alla fine?

Noi europei siamo dotati di buon gusto, conosciamo a memoria le terzine della Commedia e le opere di Shakespeare, sappiamo vestirci e mangiare e bere bene. Ma siamo anche disperatamente cinici, pronti a parlare malissimo di noi a chiunque, limitati e chiusi nel nostro limitato angolino mentale (che, molte volte, è però determinato anche dall’effettivo spazio geografico di cui disponiamo). Gli americani sono ingenui, naif, creduloni: eppure ci credono, in se stessi, come popolo e come Nazione. Criticano il presidente, criticano i politici ma poi allo stadio si alzano in piedi per l’inno. Non hanno radici ma si fermano ad aiutarti se vedono che le tue borse della spesa sembrano troppo pesanti. Hanno macchine da super truzzi ma agli stop si fermano sempre.

Insomma, criticarli è facile come difenderli. La domanda è: se a noi europei sembrano così limitati, perché allora veniamo nelle loro scuole a studiare? Non sarà che c’è di mezzo un po’ d’invidia? Non sarà che la cara vecchia Europa è un po’ un cinico e acido Leopardi mentre loro sono dei fatui Epicuro che sanno ancora riconoscere la bellezza delle piccole cose?

Danno nomi alle panchine e agli alberi perché non hanno radici: embé? Non sanno cucinare e non hanno buon gusto: e quindi?

Insegniamogli, sono ricettivi alla massima potenza. Impariamo qualcosa da loro, hanno molto da farci scoprire.

«Un europeo, un continentale, quel Joyce. Laggiù gli uomini avevano vissuto a lungo in un luogo e dappertutto avevano lasciato qualcosa di se stessi. Un uomo sensibile che camminasse e vivesse laggiù, se lo sentiva nel sangue. In America, gran parte della terra era ancora NUOVA, VERGINE. Occorreva attaccarsi al sole, al vento e alla pioggia» (Sherwood Anderson, Riso nero, 1925).

La classe (poco di ferro) del 1940. In quell'anno, in Europa...
La classe (poco di ferro) del 1940. In quell’anno, in Europa…
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