Con la G maiuscola

La mia tesi di Laurea Magistrale ha avuto una storia complicata: nata in un modo, si è poi trasformata in tutt’altro, arrivando a darmi molte più soddisfazioni. Fatto sta che, per scriverla, mi servivano dei dati strettamente editoriali (nel senso che riguardavano uno dei processi dell’editoria, ovvero la correzione delle bozze); più precisamente, l’editore era Einaudi. Fu così che scrissi una mail, non troppo timida ma nemmeno troppo speranzosa, all’indirizzo della casa editrice: quello “normale”, non stetti nemmeno a scegliere a quale ufficio. Dopo qualche giorno scartabellavo scartoffie e mi suonò il cellulare: numero fisso sconosciuto. Una voce inequivocabilmente torinese mi disse di rimanere in linea, perché il presidente dell’Einaudi aveva letto la mia e-mail e voleva aiutarmi.

Questo era Roberto Cerati, che se n’è andato pochi giorni fa. Era un signore: quali altri presidenti di case editrici si sarebbero mai scomodati per la richiesta di uno studentello qualsiasi? Ma lui lo fece, mi consigliò a chi rivolgermi, prenotò a nome suo per me una visita all’Archivio di Stato di Torino − facendomi poi recapitare a sue spese le fotocopie del materiale che avevo giudicato più interessante. Accettò persino di incontrarmi, su mia richiesta: e io entrai con il cuore in gola e le mani sudate, e poca saliva, in via Biancamano, lo struzzo di metallo sulla porta. Ricordo mobili bianchi, delle scale, alla fine lui, un uomo asciutto e vestito di nero: mi fece accomodare, e quando parlò del suo vecchio amico (perché così era) Cesare Pavese, io sentii un brivido lungo la schiena e anche qualcosa nello stomaco.

Ora basta con la retorica, in tanti ne parleranno meglio: io lo conobbi così, e di lui conservo l’impressione di una persona che umanamente era un Grande. Un Grande con la g maiuscola, perché solo chi lo è davvero sa ascoltare i piccolissimi. Quell’incontro mi lasciò una grande emozione e anche, lo dico in un’ottica “generazionale”, tanta speranza (tant’è che si interessò di me anche dopo la fine dei miei studi). Con lui, si perdono abitudini un tempo consuete e anche uno degli ultimi membri di quella gran cosa che fu l’Einaudi del Dopoguerra.

 

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