Viale Zara

Che cosa sarà stato, una volta, viale Zara, un pratone immenso? Ma ci sarà stata una strada per le carrozze e i cavalli, almeno dal ‘700? Chissà, magari con gli alberi stile viale, una scena da vecchia stampa con le damine in carrozza e parasole e gli uomini con le ridicole parrucche dell’epoca.
Ma no, non così indietro. Non lo posso sapere, cos’era allora, viale Zara: è troppo lontano! Mi interessa più da vicino, anche se mi toccherà immaginarmelo (potrei cercare su Internet qualche foto, informazioni, dati: ma non mi va). Quello che mi interessa sapere è quando viale Zara è diventati quello che è, un posto dove comanda l’automobile, un’autostrada di città, tre corsie per parte e rettilinei (e infatti gli automobilisti non scherzano). Viale Monza lo è un po’ meno, ha ancora degli sprazzi da Milano anni ’60, e anche Ripamonti si salva perché ha la fortuna di trasportare la città nella pigra campagna a sud di Milano (e infatti Milano sud è molto più bella di Milano nord). Zara invece è l’esempio perfetto.
E quindi immagino quel momento in cui da via che serviva all’uomo è diventata qualcosa che l’uomo subisce. Si parla di non-luoghi per gli aeroporti, le grandi stazioni: ma perché questi viali no? Non sono forse anche loro non-luoghi? Cosa gli rimane addosso, a testimoniare la vita dell’uomo in città? Sono spazi, manco luoghi, dove tutto è tagliato perpendicolarmente perché ciò che conta è la scorrevolezza, quindi l’uniformità. Dove a dominare devono essere le automobili: quindi larghi spazi di manovra, rettilinei, isolati ben definiti, semafori.
L’uomo è un di più che non dovrebbe esserci. Case brutte, costruite vien da chiedersi da chi e perché. Palazzi altissimi senza nessun criterio, un accostamento dettato solo dalla speculazione, edifici tetri. Case occupate o sfitte, corrose di umidità o con le finestre murate per evitare occupazioni abusive. Serramenti che cadono, identiche file di finestre su vicoli e strade dove la visuale migliore è la Sala Bingo, ché almeno è colorata. Chilometri di strade e di asfalto per metri quadri di qualcosa che è soltanto degradazione imposta. E meno male che c’è almeno la biblioteca che anima il quartiere.

Ecco, chissà quando è successo. Sarà stato graduale, probabilmente. Ma nessuno, vedendo il primo semaforo o la prima palazzina venire su, avrà pensato “questo quartiere diventerà uno schifo” ma, come sempre, “viva il progresso”.

(La foto l'ho trovata qui)
(La foto l’ho trovata qui)
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