#Corsari secondo me

Scrivo queste poche righe a 5 ore dalla partenza per le Langhe, forse uno dei posti più carichi di significato per me (dove inizierà una nuova avventura), per riassumere brevemente il senso di #Corsari, il progetto di riscrittura su Twitter degli Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini (10 giugno-29 luglio 2013).

Confesso che sono stato tra i primissimi a sapere chi sarebbe stato l’autore e l’opera da riscrivere. E, quando l’ho saputo, sono rimasto un attimo perplesso: un po’ perché avevamo appena riscritto Pavese con due bellissimi progetti, un po’ perché Pasolini lo conosco a spizzichi e bocconi. Discutendo con Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa e Hassan Bogdan Pautàs (i tre ideatori dell’iniziativa) è emersa da subito la grande differenza che sarebbe stata avvertita rispetto a Pavese, e soprattutto le scintille che sarebbero volate affrontando i temi degli scritti pasoliniani: aborto, politica, stragi, scandali.

Ora che è (purtroppo) tutto finito, devo dire che erano preoccupazioni insensate: #Corsari è andato alla grande. A mio parere, la scelta dell’autore è stata azzeccatissima e la riscrittura ha raggiunto in pieno i suoi obiettivi. Innanzitutto perché si tratta di un meccanismo rodato che funziona sempre meglio: dare a ciascuno scritto lo spazio di due giorni (rispetto ai 3 di #Leucò) non ha limitato i tweet, al contrario ne ha ampliato il numero. E qui un applauso va ai #Corsari che si sono offerti di guidare la riscrittura dei vari scritti, e che hanno prodotto tweetbook davvero bellissimi (si possono scaricare in pdf da qui).

Addentrandomi un po’ più all’interno della riscrittura, devo dire che mi è piaciuta molto la continua dialettica che si è creata (merito, naturalmente, del libro stesso): a differenza di #Leucò e #LunaFalò, #Corsari è stata partecipazione, proposta continua, scambio (anche cattivo, senza risparmiare colpi), dibattito. Ho partecipato e letto dialoghi bellissimi, ho tentato − esponendomi in prima persona − di capirne di più del Pasolini autore e soprattutto l’uomo, ho messo in discussione molte parti di me che davo per scontate (davvero studiare e avere la laurea mi ha dato una cultura? Se non me l’ha data, perché? Cosa si studia, nella scuola italiana? Sono poi tanto diverso dai miei nonni, contadini analfabeti esclusi dalla possibilità di miglioramento sociale? E, poi, cos’è questo miglioramento sociale?). Ripeto, la scelta dell’autore è stata ottima. E indagandone gli intimi recessi a partire dalle sue brucianti affermazioni giornalistiche, ho potuto capire qualcosa di più di un poeta e uno scrittore tanto osannato ma anche tanto criticato.

A proposito di critica, poi, #Corsari è stato un bellissimo esercizio. Se all’inizio tutti eravamo d’accordo con Pasolini, proseguendo nella lettura sono emersi distinguo e precisazioni: il pensiero di PPP è davvero troppo schematico e assoluto, a volte. E, inoltre, può sembrare che la sua visione della società e del passato gli sia utile per affermare ciò che dice e non, invece, per una vera partecipazione. Per non parlare del putiferio scatenato con la discussione sull’aborto.

Per finire, credo che anche #Corsari sia stato tanto gioco e tanto serio come le precedenti riscritture. Progetti come questi sono giochi dal momento che presuppongono una partecipazione aperta, anche immediata volendo (140 caratteri non sono un saggio critico), ma sono seri non solo per l’argomento ma perché ognuno ci mette mano nel tentativo di dare un contributo sensato, per portare avanti un tentativo di fare chiarezza. In questo, l’immedesimazione e la libertà consentiti dal mezzo contano moltissimo. Senza contare che i tweetbook finali non sono semplici elenchi di tweet, ma sono storie ordinate da una mente dove sono elencati pezzi di una ulteriore storia a cui si fa riferimento. Sono racconti al quadrato? Forse. A me piace definirli esempi di una “ricezione partecipata”, e mi dispiace se vengono considerati solo come momenti di svago di qualche dilettante. Al contrario, credo (e sto provando a farlo) che meritino una discussione e uno studio approfonditi, che possano essere studiati nell’ambito della teoria della ricezione dell’opera letteraria e della sociologia della letteratura e che si tratti di utili paradigmi per studiare come il mezzo influisca sul contenuto (in questo caso, poi, a due livelli: da Twitter ai tweet, dai tweet all’opera di partenza). Si è trattato insomma di un ulteriore contributo a quella che si sta iniziando a definire #twitteratura: qualcosa di molto fluido, in continuo mutamento, che però mantiene legami strettissimi con la letteratura.

Domani inizia una nuova avventura straordinaria, che dalla letteratura ci porterà ai luoghi delle nostre radici. Concludo citando Pavese: «Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro». La letteratura è un corpo vivo, che ha per forza delle propagazioni nella vita concreta dell’uomo: non cristallizziamola nell’ambra, altrimenti servirà solo per riprodurre qualcosa di finto nel futuro come la zanzara di Jurassic Park.

Il tweet di @TorinoAnni10 (Hassan Bogdan Pautàs) che puntualmente dava inizio a ogni riscrittura. Foto rubata a ExLibris.
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