La sua sciarpa

Sono una sciarpa di materiale indefinito. “Sintetico”, dice sempre chi mi indossa, “ché quando c’è vento e la togli ti prendi la scossa”. Bene, sarò sintetica allora. Ma calda, ottima d’inverno (sempre giudizi non miei).
Ero di una persona, che stava sul mare. Occhiali, capelli corti e brizzolati, voce schietta ma un po’ stridula alle volte (appena appena: quando per esempio urlava, di rabbia col marito o la figlia, o per scherzo con altre persone). Lei mi teneva sempre stretta sul suo collo, mentre usciva di casa e fuori il mare era così grosso che le onde arrivavano in strada. ‘Eh no cara mia’, pensavo io, ‘io non esco oggi!’. Ma lei, sorda alle mie proteste di sciarpa sintetica, manco mi ascoltava. Mi toglieva dal pomello dell’attaccapanni, mi stiracchiava in aria e mi attorcigliava intorno al suo collo. E, forse questo è un tantino assurdo, mi faceva sentire sicura. Non avevo più paura, allora, né del mare né del vento né della pioggia.
Sono stata in molti luoghi, con lei. Da una che chiamava sorella, sempre lì sul mare; da un’altra sorella, nei monti; da un’altra sorella (ancora?) in mezzo a una città puzzolente. Di quanto fumo mi ha impregnata, e di quante lacrime mi ha imbevuta! Sì, fumava molto; e piangeva anche, molto, perché c’era chi, tra i di lei più vicini, la faceva soffrire. Un giorno di giugno, però, non so come ho scoperto che lei non c’era più. Che sarei rimasta sola, perché ero la SUA sciarpa, mica quella di altri della sua famiglia. Era solo da qualche mese che non mi indossava più, perché a giugno non fa ancora caldo torrido. Ma dall’ultima volta che mi aveva tolta dal suo collo non l’avevo più vista. No, non era nella solita casa ma altrove; e io sono stata sbattuta con poca grazia, da mani che avevano altro a cui pensare, sopra il pomello dell’attaccapanni.
Ora sono tornata a nuova vita. Ho traslocato, e al mattino non è più l’orizzonte tranquillo e aperto del mare illuminato dal primo sole che vedo dalla finestra, ma il grigio di un’enorme città (e nei fine settimana monti su monti, e verde e freddo). Ma non mi lamento, anche questo nuovo che mi indossa non mi tratta male. Però è maschio, ha la barba: all’inizio è stato tremendo, rimpiangevo il collo femmineo e glabro della mia proprietaria di prima. Però anche lui, come dicevo, non è male. E poi a volte si blocca, mi stacca dall’attaccapanni e invece di indossarmi mi guarda, mi coccola, mi bacia e mi parla. dice che gli sono “molto cara” perché gli ricordo “lei che sono nove che non c’è più”.
Che strane sensazioni, il ricordo ed il sentimento degli uomini…

(per l.) 10/12/2009

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