Metti una sera…

Metti una sera di inizio maggio a Breno, che è in Valle Camonica e quindi con le Langhe ha poco a che fare: dietro i tetti delle case si vedono alte e severe montagne lontane, non irte colline vicine coperte di viti. Metti che quella sera si parli, proprio a Breno, di Cesare Pavese: è una serata a modo suo storica, perché certi ospiti (PierluigiVaccaneo, Paolo Costa, Hassàn Bogdàn Pautàs e Beppe Giampà) a Breno non sarebbero mai venuti. E poi perché si parla di Cesare Pavese sotto aspetti che di solito si ignorano, e tutti insieme nella stessa sera: c’è un insolito Pavese musicale, un Pavese digitale, un Pavese vero. Ognuno degli ospiti ne porta la sua esperienza per condividerla, nella speranza che chi − dall’altra parte della “barricata” − sta ad ascoltare si possa fare una minima idea dello scrittore, qualcosa da cui partire per un eventuale approfondimento.

E poi, inaspettata e imprevista come tutte le cose belle, una piccola magia: il rotolino di U10 che si srotola, si fa a modo suo La luna e i falò così come la copia originale di Pavese (con nota di possesso autografa) poggiata al suo fianco sul tavolo. La carta sembra animarsi, la gente si incuriosisce e vuole vedere, toccare, scoprire, sapere. Ancora meglio: la gente viene messa alla prova. Gli si dà in mano un foglio con 140 spazi e una biro: Beppe legge un pezzo de La luna e i falò, loro devono provare a riscriverlo. Ne escono messaggi bellissimi, spontanei, figli del gioco e del clima rilassato. Non sono veri tweet? Ni, è vero che non sono digitali ma a mio parere possono valere come veri e propri fac-simili di un tweet. D’altronde, in mancanza di pc o smartphone da far passare tra il pubblico, c’erano poche soluzioni.

La serata prosegue, si anima, viene applaudita. Finisce nella notte freschina dell’inizio di maggio camuno, con un cielo poco stellato. E il risultato lo dà: il giorno dopo, mia madre che non ha mai toccato un pc mi guarda contenta, parla di tweet, ha capito cosa volevamo dire.

Sono soddisfatto, è andata bene. Il merito è degli ospiti, davvero bravi, e di Cesare Pavese. E di una cultura che, quando si fa comprensibile e scende dal suo piedistallo dove lei stessa non vorrebbe stare, regala sempre scoperte e emozioni.

 

© Giancarlo GiKappa Rocco

 

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