I maestrini

Domani si vota, quindi oggi godiamoci queste ventiquattro ore senza politici che intasano anche la minestra che mangiamo e domani andiamo al seggio il più convinti possibile. Io ho avuto il mio bel da fare a decidere: all’inizio volevo votare scheda nulla, esprimendo un mio diritto di cittadino, ma poi ho pensato che non era giusto. Forse sarà l’ennesima illusione, chi lo sa, ma ho ceduto e darò per l’ultima volta carta bianca a un partito: se mi deluderà, valuterò in futuro.

Non voglio dilungarmi troppo a parlare di cose scontate, ma semplicemente fare una brevissima riflessione su quanto sono dannosi i maestrini. Stanno soprattutto a sinistra, in una certa sinistra perlomeno: quella convinta di essere sempre e comunque nel giusto, che guarda tutti gli altri dall’alto in basso. Non parlo di quei partiti che (ma esistono?) ci mettono davanti i conti e dicono: o si fa così o si muore; quelli sono onesti. Parlo di quei partiti che si sentono appunto depositari da sempre di una esclusiva verità inaccessibile a chiunque altro, e perciò guardano chi non è come loro con supponenza. Sono, questi, dannosi perché spingono gli elettori, e naturalmente parlo degli elettori indecisi (che sono i più importanti), verso quei partiti dai leader col bel faccione accomodante. Quei partiti con quei leader che dicono: “Hai ragione, anche a me fa schifo pagare le tasse. Anche io brucerei i gay. Anche io sono come te: tu a casa tua, io in Parlamento. Vedi che non è tutto così inaccessibile e complicato? Votami, sono come te”. E quando gli si fa notare che le cose che uno pensa e dice all’osteria in tv o in Parlamento sarebbe meglio non potrei dirle, ribattono che basta una smentita…

Ecco, io credo che per combattere simili partiti con simili leader non serva criticarli con disprezzo supponente, così come non sia necessario scendere al loro stesso bassissimo livello. Credo invece che servirebbe spiegare ai cittadini, senza giri pindarici di paroloni, perché la soluzione non sia sempre così banale e scontata come quei leader vogliono far sembrare. Perché ragionare presupponga di evitare slogan facili e immediati ma vuoti. Perché le soluzioni superficiali siano spesso solo di comodo.

È un po’ quello che succede in letteratura, dove i critici dicono sempre: leggere Cinquanta sfumature è da sfigati, leggere Harmony è da sfigati, leggere Liala è da sfigati. E uno che non ha di suo un grande background si sente quasi obbligato a leggere “libroni” di qualità accademicamente (ap)provata di cui non capirà un cavolo. Pensando poi, per sempre, a quanto è stato difficile leggere e lasciando perdere del tutto.

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3 pensieri su “I maestrini

  1. Sante parole 🙂 E adesso faccio il maestrino: c’è questo bellissimissimo libro di Franco Cassano, “L’umiltà del male”, che dice le stesse cose che dici te. Ma fa il “professorone”, e ci mette 100 pagine per esprimere le cose che tu esprime in un breve post.

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