14

Gentile signor Fabrizio De André,

le scrivo per rammentarle che oggi sono quattordici anni esatti che lei risulta assente dall’elenco dei cosiddetti vivi. Non le pare un po’ troppo? Non le sembrerebbe più carino palesarsi, una volta ogni tanto? Almeno nelle occasioni più importanti, nelle festività, nelle occasioni in cui ci è ancora possibile − a noi vivi − stare vicini. Fare quella che si definisce comunità, insieme di persone legate da vincoli fisici e/o mentali e/o caratteriali.

La giustificazione che lei tenta di sussurrarmi, con quella voce − noto − rimasta identica a come tutti coloro che la conobbero o la ascoltarono ricordano, potrebbe sembrare a una prima vista valida e solida. Lei afferma beffardamente, soffiandomi in faccia il fumo puzzolente di quella MS o Marlboro (signor De André, da agosto non fumo più: la prego di smettere), di non palesarsi più proprio perché non più appartenente all’insieme o gruppo dei cosiddetti vivi, intendendo con questo termine fare riferimento a quegli esseri umani che ancora respirano e che non riposano sempre in una tomba di legno o di marmo. Ma lei, caro il mio De André, cade in contraddizione; o, meglio, sta tentando di ingannarmi con una affermazione che − lo ammetto − trarrebbe in inganno spiriti meno solerti e attenti del mio, che invece sono abituato a trucchetti del genere.

Sì, caro il mio furbacchione, lei sbaglia. Perché, indipendentemente dal luogo ove ora risiede stabilmente, lei appartiene ancora a pieno titolo al gruppo dei vivi. Non rida, non la sto prendendo in giro, ma mi ascolti. Ha dato un occhio, in questi ultimi quattordici anni, a cosa è continuato ad accadere sul nostro pianeta? No? Male male male… Se lei si fosse preso la briga di abbandonare l’atteggiamento pigro e indolente che sempre l’ha contraddistinta, avrebbe infatti potuto notare come la sua presenza sia ancora ben documentata e − mi perdoni il gioco di parole − viva. Non si è accorto dei concerti che ancora fanno a suo nome? Delle trasmissioni tv, gli speciali, gli omaggi di ogni tipo, i libri, le vie e le scuole che prendono il suo nome? Non si è accorto di quante persone, anche e soprattutto giovani, continuano ad amare le sue canzoni, a cantarle; a quanti la considerano degno di essere ascoltato, letto, seguito, imitato? Non si è nemmeno mai accorto di tutta quella gente, e quei fiori e quei messaggi lì su a Staglieno, fuori da quel cubicolo bianco di marmo? Nemmeno delle sigarette giù in Via del Campo, nel negozio del vecchio Tassio che adesso hanno un po’ troppo malamente ristrutturato?

Signor De André, per cortesia, faccia un po’ più di attenzione d’ora in poi: non scherzi su queste cose. Per stavolta se la cava con poco, ma la prossima non sarò tanto buono. No, dove scappa adesso? Mi ascolti… Non mi… Aspetti!

Annunci

Qualcosa da dichiarare?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...