Chissà, chissà domani

L’infarto, dicono i fatalisti come tanti dalle mie parti, è la morte più bella perché “non soffri”. E sì, può anche essere che sia meglio così che mangiati da un tumore, però arriva così all’improvviso che non ti lascia il tempo neanche di pensarci.

Chissà, Lucio, quante canzoni hai lasciato incompiute − scritte a metà sul pentagramma, con l’inchiostro ancora fresco che magari negli angoli si è sbiadito −; chissà a cosa pensavi, quando è successo. Basta un istante, ed è tutto finito: e non ci si può fare niente.

Ciao!

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