L’eredità di Fernanda Pivano

Ci sono delle questioni legate alla cultura che quasi sempre passano sotto silenzio ai più, e alle quali invece bisognerebbe prestare massima attenzione. Per esempio, è fresca la polemica – condotta sulle pagine del Corriere – tra Luciano Benetton e Michele Concina. Scopo del contendere: l’archivio di Fernanda Pivano.

È andata grossomodo così: Pivano, negli ultimi anni della sua vita, cercava una sistemazione per il suo immenso (e preziosissimo: ci sto facendo una tesi di laurea!) archivio. Chiese al Comune di Milano, alla Sormani (la Biblioteca Civica milanese), al Vaticano: niente. Finché Benetton si offrì di occuparsi della questione e aprì, in corso di Porta Vittoria a Milano, la Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano (Riccardo era il padre). Pivano fu molto contenta, con lei anche il mondo della cultura: e Benetton ci faceva un figurone, presentandosi come odierno mecenate. Senonché, dopo pochi anni – dando una profonda delusione alla stessa Pivano – trasferì gran parte del materiale a Treviso, sede della sua azienda di abbigliamento.

Tuttavia, alla morte di Fernanda Pivano Michele Concina, ex-editore, venne nominato erede legale della traduttrice e ne ereditò parte del materiale (tra cui alcune lettere originali di Cesare Pavese per le quali sbavo da tempo). In sostanza, morta Pivano la situazione vedeva da una parte la Fondazione Benetton e dall’altra l’erede legale Concina spartirsi l’eredità, dal momento che – purtroppo! – parte del materiale era di uno e parte era dell’altro.

Con l’inizio del 2012 sembra essere iniziato un botta e risposta tra i due tramite lettere aperte al Corriere. Ha iniziato Benetton il 13 gennaio, gli ha risposto Concina il 14 e Benetton ha replicato nuovamente il 18 (il 15 era invece uscito, sulla Nuova Venezia, un articolo che spiega i perché della divisione dell’archivio di Fernanda). Entrambi espongono le loro ragioni, nel merito delle quali non entro (leggetevi gli articoli). L’unica cosa che mi preme è che questa situazione sia seguita e conosciuta dal maggior numero possibile di persone: si sa mai che il passaparola funzioni per riuscire a trovare la mediazione tanto cercata e mettere la parola fine alla questione. La mia è un’utopia ingenua, forse, ma Internet ha il potere almeno di far circolare notizie e informazioni. Che almeno si sappia. 

Io non parteggio per nessuno dei due e non voglio creare schieramenti. Voglio solo diffondere la notizia augurandomi che si trovi una sistemazione: rischiare di perdere un simile tesoro (non tanto perché lo si butta ma perché tenerlo nascosto agli studiosi è come perderlo) sarebbe davvero un enorme, imperdonabile peccato.

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