MA LASSU’ QUALCUNO CI SENTE?

Venerdì scorso dovevo prendere il treno e c’era lo sciopero dei mezzi. Non avendo necessità stringenti, ho tentato la sorte: se riesco a prenderlo bene, altrimenti rimanderò al giorno dopo. Diciamo che mi è andata più o meno bene perché ho trovato un regionale partito e arrivato nonostante 45 minuti di inspiegato ritardo e il sadismo di un ferroviere (con tanto di pizzetto e voce diabolici alla La Russa) che continuava a ripetere che non c’era nessuna garanzia nonostante il treno fosse sul binario. Intorno a me, comunque, il caos: Milano bloccata, macchine ovunque più del solito, persone (soprattutto anziane) che si sedevano rassegnate alle fermate dei mezzi aspettandone uno qualsiasi e gente che correva per la stazione centrale, con borse e borsoni, e che in molti casi si ritrovava ad aver buttato nel cesso i soldi del biglietto (magari comperato in anticipo e magari per tornare a casa per le vacanze di Natale). Una guerra tra poveri versione 2011.

So che uno sciopero deve rompere i maroni, anche se è annunciato, però mi chiedo: non è che alla fine chi sciopera rompe i maroni soltanto a utenti che sono lavoratori sfigati quanto lui senza che l’obiettivo primario – rompere i maroni alla direzione – venga mai raggiunto? Ultimamente, ogni sciopero aumenta soltanto gli inconvenienti che le persone “normali”, già costrette a sopportare quello che dovrebbe funzionare ma non funziona mai, devono subire. Col risultato che i cittadini devono rimetterci soldi di tasca propria mentre i datori di lavoro, contro cui in teoria è diretto, non vengono sfiorati. E quindi ok allo spirito di classe, al fatto che se i lavoratori oggi lottano lo fanno per tutelare un diritto del lavoro sempre più inesistente e quindi sotto sotto la cosa va anche a mio vantaggio, però sono stufo dei loro scioperi, che mi provocano un sacco di disagi e che – parlo per esempio di quello dei trasporti pubblici – accadono sempre più spesso.

Avevo già parlato di una questione del genere tempo fa e in sostanza oggi confermo quanto già detto, cioè che a livello contrattuale il potere in mano ai lavoratori non esiste praticamente più. I lavoratori sono in balia totale dei datori di lavoro che, col pretesto della crisi e spalleggiati dal Governo, fanno quello che vogliono. L’emergere di nuovi Paesi (India, Cina, Brasile, ecc.) – che per forza di cose (in primis la demografia) doveva succedere – ha polverizzato il costo del lavoro. In questi Paesi, infatti, da una parte la spinta ad un benessere che sembra finalmente raggiungibile dopo secoli di dominazione economica e dall’altra la spinta demografica (moltissimi giovani che cercano lavoro mentre i posti di lavoro diminuiscono o restano stabili=tanti giovani che accettano anche un salario più basso pur di lavorare) hanno abbassato all’inverosimile il costo della manodopera. Col risultato che le aziende occidentali ci si sono fiondate, vedendo nei lavoratori  di questi Paesi il modo per fare profitti esagerati, e che questo si ripercuote su tutti noi. In Italia, per esempio, la FIAT ha sfruttato a suo vantaggio la situazione e a sindacati e lavoratori che chiedevano un salario uguale a quello solito e non più basso ha risposto con un ricatto: se non fate come dico io vi lascio tutti a piedi. E se la vicenda FIAT è nota, sicuramente altre centinaia di fabbriche e altre migliaia di lavoratori hanno vissuto questa situazione.

Constatare però che anche il Governo è d’accordo toglie ogni speranza. Non è colpa di Monti, che sta (forse) cercando di salvare il salvabile dopo anni di totale razzia, però questo Governo di emergenza sta rispondendo davvero male ai bisogni del Paese. Per una volta che i partiti erano obbligati dalle circostanze ad accettare di andare d’accordo, ecco che i nostri tecnici si stanno lasciando scappare l’occasione di fare davvero qualcosa. Ogni giorno ci ripetono che la spesa pubblica è troppo alta, però per una volta che hanno l’occasione di tagliare davvero i costi insostenibili della politica non lo fanno. Intervengono su tutto in ogni modo, liberalizzando e tagliando e tassando (misure accettabili e comprensibili, per carità) senza chiedere nulla a nessuno; ma quando si tratta di toccare gli stipendi parlamentari si trova un cavillo che permette quantomeno di rinviare la discussione. Mentre i pensionati, i precari, i dipendenti pubblici, i pensionati non hanno più nemmeno gli spiccioli per comprarsi la vaselina che gli servirebbe per sentire un po’ meno l'”apporto” della nuova manovra.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, anche questo Governo sta facendo davvero poco per chi ne ha bisogno – i lavoratori – e molto per chi già ha – i datori di lavoro. Per esempio, il Governo sa benissimo che salvare le fabbriche richiede soldi che non ci sono e che sarebbero quasi buttati (se salvare un’impresa dal fallimento è già un miracolo, renderla proficua è utopia). E allora anche il Governo, con il pretesto della crisi che – e questo è vero – ha tolto soldi e possibilità d’intervento, se ne lava le mani. La nostra cara Ministra Fornero, che in Consiglio dei Ministri è riuscita addirittura a commuoversi, cosa sta infatti pensando? Di togliere l’articolo 18 dai nuovi contratti di lavoro. Che, guardacaso, sono pensati (almeno teoricamente) per i nuovi assunti ovvero per i giovani. Che, guardacaso, già zavorrati con quella sanguisuga ansiolitica che si chiama precariato e che ti fa sentire perennemente instabile, potrebbero un domani avere un contratto sì a tempo indeterminato, ma senza la garanzia di un giusto licenziamento. E quindi con ancora maggiore instabilità e ansia e insicurezza. E allora mi chiedo: cosa è cambiato? Cosa è migliorato? Davvero l’economia di un Paese gira solo se i ricchi sono ancora più ricchi per comprarsi una Ferrari in più, o se si vendono tanti cellulari? Quante persone prendono al mese uno stipendio netto inferiore al costo di un ipad? E se si vuole far girare l’economia anche con questi nuovi giocattoli, non è forse meglio che i salari siano alti dato che gran parte dello stipendio per forza di cose se ne va in cibo, affitto e bollette? 

La violenza non dev’essere mai tollerata, ma non è un caso che la gente ne abbia sempre più piene le tasche: i non colpevoli devono sempre pagare (e qui si parla di pagare economicamente, coi soldi, non metaforicamente) mentre i colpevoli non solo non vengono accusati ma avanzano di grado. E le forme di tutela dei lavoratori, che finora avevamo considerato efficaci, non valgono più niente mentre quelle dei datori di lavoro aumentano così tanto che un datore può presentarsi ai lavoratori dicendo: prendere alle condizioni che voglio io o lasciare. Perché c’è la crisi, certo, ma perché se rifiuti tu ci sono altri mille che sono disposti ad accettare. Pur di lavorare.

Anche per questo noi giovani siamo più individualisti. Ne discutevo tempo fa con una signora cinquantenne che sosteneva che ai suoi tempi la collaborazione era più sentita. E per forza: quando uno è più o meno sicuro di avere un lavoro decente, con uno stipendio dignitoso, può anche permettersi di pensare a tutta la categoria (perché se salta la categoria salta il singolo). Ma quando come primo e secondo e terzo e quarto lavoro ti danno 400€ lordi o dei buoni pasto arrivi al punto che appena intravedi un posto qualsiasi, appena appena sicuro, sei disposto a tutto pur di averlo. E lo fai non perché sei stronzo o fascista o crumiro, ma perché hai 30 anni, sei stufo di stare sulle spalle dei tuoi e credi di avere il sacrosanto diritto di farti una famiglia e una vita tua.

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