RINNOVARSI O MORTE

In verità non sono stato proprio io io a rinnovarmi il blog. Mi ha dato una (enorme) mano la mia dolce morosa. Che in verità mi ha solo fatto vedere i vari template disponibili e poi io ho scelto. Questo perché sono pigro e perché il mio vecchio Tubero così com’era non mi dispiaceva.
Che poi non è del tutto vero che mi piacesse così tanto. All’inizio – correva l’anno 2005 – si usavano i blog di Messenger con la loro interfaccia (chissà se si usa ancora, questa parola…) e il mio Tubero esordiva in una splendida livrea neroarancio. All’epoca ascoltavo una canzone di De Gregori che mi piaceva un sacco, “Per le strade di Roma”, e avevo messo come sottotilo un verso della canzone, che diceva “e c’è uno stile di vita e un certo modo di non sembrare”. Ma dopo poco cambiavo già colore e sottotitolo, abbonandomi a un neroviola e al mitico “millenovecentoottantasei: generazione di fenomeni”. (Da notare, me ne accorgo solo adesso, che sceglievo colori un po’ da emo o da Halloween).
Il Tubero neroviola è stato quello dove ho scritto di più. Una marea di cazzate, era l’epoca del mio voler essere protagonista nonché uno dei periodi più devastantemente alcoolici della mia vita e quindi c’erano soprattutto resoconti di bevute coi soliti amici (anzi, Amici: è lì che la “a” è diventata maiuscola). E c’erano anche un sacco di sfoghi ipermegaretoricissimamente patetici su dei presunti amori o flirt in cui mi autoincappavo e che poi mi creavano inutili fastidi esistenziali.
Ma il Tubero neroviola è stato anche quello dell’incontro con quella che all’epoca si nascondeva sotto il nickname Clèr° e che poi ho conosciuto meglio ed è diventata la morosa che mi ha aiutato a rinnovare il blog e che ho nominato poc’anzi.
Comunque, di colpo l’epoca Messenger finì e mi toccò passare a WordPress, dove ho tentato di far rimanere il Tubero più o meno com’era: quasi gli stessi colori, stesso sottotitolo. Solo che ho iniziato a non scriverci più così spesso, e nessuno lo leggeva più.

Tutta sta menata per dire cosa? Che o si cambia o si marcisce, alle volte. Che conservare per forza di cose – perché “così era” – è stupido e non ha senso. Conservare perché quel che si conserva ha un valore, è una testimonianza, sì; ma farlo per forza o per inerzia è inutile.
Alla fine, il Tubero resta sempre lo stesso – dentro -: sono sempre io. Cambia un po’ l’aspetto per essere un pochino trendy e appetibile. Spero che vi piaccia.

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