PARASSITALIA: QUALCHE ESEMPLARE

Sono uno studente di Lettere e, quando vado in certi luoghi molto “culturosi” (anche storicamente), provo un po’ di soggezione. Che, mi spiego, non è negativa; non è quel timore di “non tocco perché rovino”, spesso causato dall’autoconvincersi di essere inferiori a ciò che si vede e si tocca, ma è il giusto rispetto per un luogo storico, magari pure monumento nazionale. Per dire: al Colosseo mica piscio in terra…

Perché questa premessa? Perché quando vado in uno dei luoghi “culturosi” (la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano) vedo che non tutti la pensano come me. Soprattutto, non la pensa così chi ci lavora. A parte che per entrare bisogna avere assolutamente una moneta da un euro, l’unica che chiude gli armadietti: solo da un euro, mi raccomando, non da 2 o due da 50 centesimi perché gli sportelli vogliono solo 1 euro. E se non ce l’hai ti assicuro che un po’ bestemmi, perché metti che hai fretta: ecco, una macchina che cambia le monete non c’è. Allora, altro suggerimento, non pensare di cambiare i 2 euro prendendo qualcosa da bere al distributore automatico di cibo/bevande perché non solo non hai resto ma anche i tuoi 2 euro scompaiono senza nessuna merendina o bottiglia in cambio.
Ma questa degli armadietti è una bazzecola. Quando entri, ti accorgi che c’è di peggio. Nella sala prestiti, per dire, ci sono in media dai 7 ai 10 impiegati solo per la distribuzione dei libri. Impiegati il cui lavoro è davvero solamente quello della distribuzione e della riconsegna, dato che la richiesta di prestito si fa on line. Quindi ecco, torniamo all’esempio di uno che ha fretta: entra, cerca il libro di corsa, si avvicina al banco contando mentalmente in quanti minuti dovrà correre alla fermata del tram per i più svariati motivi ed ecco davanti l’esercito degli impiegati che sta soprattutto a farsi i cazzi propri. Su 7/10, 2 stanno al computer e naturalmente manco ti guardano se ti avvicini (voglio dire: se mi avvicino non è per necessità di contatto umano ma di informazioni). Degli altri, c’è un po’ di tutto: chi legge una rivista o fa cruciverba bellamente appoggiato sul tavolo, chi va avanti e indietro da una porta per me misteriosa, chi si guarda attorno, chi (ma non ne sono certo) mette gli occhiali scuri perché sta dormendo (è troppo fermo). E, soprattutto, tutti questi parlano e chiacchierano e fanno un casino atroce. In un luogo dove – è una biblioteca – il silenzio è una delle regole (a ricordarlo ci sono cartelli ovunque), loro parlano e parlano in continuazione. E danno un fastidio atroce in generale e in particolare: in generale perché urlano e si raccontano i fatti loro (“Dove sei stato ieri?”; “La ricetta per la torta è…”; “Non è giusto che io lavori anche sabato…” ecc.), in particolare perché non interrompono le loro colte discussioni (legate, come avrete visto, allo svolgimento del proprio lavoro) nemmeno quando un utente si avvicina per delle informazioni.
Così se hai fretta tranquillizzati: devi aspettare. Non perché c’è troppo lavoro ma perché chi dovrebbe lavorare se la prende comoda…

Perché scrivere tutto questo? Non voglio essere populista né fare di tutta l’erba un fascio. E nemmeno agganciarmi, come fanno i politici, ad esempi della vita di tutti i giorni per tirare acqua al mulino delle mie (presunte) tesi. Scrivo tutto questo perché è anche grazie a questi signori che i ragazzi della mia età non hanno un lavoro e non avranno mai una pensione. Non hanno un lavoro perché anche se hanno le giuste competenze (laurea ed eventuale post-laurea) i posti sono già occupati (da gente che, a mio avviso, probabilmente non solo ha a malapena la terza media, ma proprio non ha diritto di stare dov’è). E non avranno mai una pensione perché il denaro per la spesa pubblica e sociale viene sempre più tagliato.
Non voglio fare, come detto, il populista; e non voglio nemmeno che questa sia un’accusa generale contro la Braidense. Però, mi chiedo, perché assumere tutta questa gente? Per forza di cose poi non lavorano: sono troppi. Cosa che però non giustifica la loro totale mancanza di impegno: almeno un minimo potrebbero mettercelo nel loro lavoro, senza approfittare della sicurezza di un posto di lavoro statale (per di più in uno degli edifici più belli di Milano).

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