Attualitàttarattatà

Una volta mi piaceva, stare dietro al mondo. Mi ricordo le corse per comperare il giornale (rigorosamente Corriere perché la Repubblica è un po’ troppo maestrina e parziale per i miei gusti, anche se ha un bel formato) dei giorni storici. Era ansia di essere parte anch’io, della Storia/storia/storie? Queste cose le facevo tra i sedici e i diciotto-vent’anni, quando avevo l’ansia di diventare grande e “qualcuno”: forse, nella mia inesperienza, ero “qualcuno” se leggevo il giornale.

Comunque li ho conservati tutti, quei giornali: 11 settembre, elezioni in America e in Italia e a Breno, morte di Montanelli, nuove BR… Ero quasi maniaco.

Adesso invece l’attualità non mi tocca. Sarà che ho altro da pensare, altro che mi coinvolge, ma l'”intorno” lo tralascio volentieri. Gli do un’occhiata, ma non mi attira. Un bene? Un male?

Fondamentalmente, bisogna esercitare un notevole sforzo per raccapezzarsi in questo “intorno” (quando leggevo il giornale non lo pensavo, questo: mi bastava la pagina davanti agli occhi). L’unica verità è che ci trattano da emeriti coglioni, col risultato che nessuno è più capace di dare una notizia. Voglio dire, una notizia è un fatto, qualcosa che accade: possibile, nel 2011 supertecnologicamente avanzato, che nessuno sia più capace di documentarsi? Esempio: muore qualcuno ammazzato. Il telegiornale x dice che questo qualcuno aveva 35 anni ed era di Milano; il sito y dice che questo qualcuno aveva 37 anni ed era di Rozzano; il giornale z scriverà che aveva 38 anni ed era di Paderno Dugnano. Non sono solo sfumature, a cambiare: cambia il soggetto del fatto, che invece dovrebbe essere l’unica cosa certa. Se studi editoria ti insegnano che anche un cambiamento di copertina cambia l’oggetto libro e quindi, anche senza cambiarne il contenuto, la percezione che il lettore – o chiunque prenda il libro in mano – se ne farà. Ora, è così difficile fare non una ma 2-3 ricerche incrociate (chissà, magari a quell’ufficio chiamato anagrafe) per conoscere l’identità sicura di una persona?

Ma non conta più la verità. Aveva proprio ragione, Pasolini, c’aveva visto giusto: conta l’apparire, l’approsimarsi beota ad un modello di apparenza (non conta il come ci si avvicini e men che meno sapere che, per quanto identici si possa diventare, il nucleo non cambia).

Perché perdere tempo a sincerarsi di un fatto, quando conta dare sensazionalità a qualcosa di successo? Conta spettacolarizzare, infarcire (anche di bugie) per far sembrare il tutto più di ciò che è. Perché è solo l’eccessivo che, in un mondo di totale mediocrità come il nostro, si fa vedere.

Siamo, ora, ad un livello che – per quanto critichiamo – abbiamo voluto. E’ inutile lamentarsi ora: viviamo gli effetti di un processo iniziato troppo tempo fa, che per troppo tempo si è automaticamente qualificato (ce lo avranno fatto credere?) come migliore, buono, giusto, democratico, libero.

Siamo al livello estremo, e quello che abbiamo creato finora ci impedisce di trovare una soluzione per cambiare le cose (tornare indietro ormai è impossibile). Viviamo nell’era delle cose inutili: gli ultimi aggeggi tecnologici, gli accessori delle auto, le nuove tv, è tutto fondamentalmente inutile. Non necessario. Non migliora, se non in rari casi, ciò che già c’è; al massimo, migliora la qualità di resa, di prestazione, di confort. Ma non risolve nuovi problemi (come, invece, dovrebbero fare – e hanno sempre fatto – le trovate geniali che hanno fatto progredire l’umanità); forse perché nuovi problemi pratici oggi non ce ne sono più?

E’ allucinante quanto siamo poveri di creatività: basta andare al cinema, ormai pieno di sequel (nonché vero e proprio lusso visti i prezzi dei biglietti) o entrare in una libreria. Siamo annoiatamente debosciati, niente esiste più di esotico.

E’ il paradosso del negativo che si crea con l’estremo positivo. Una delle assurdità della vita.

In tutto questo, anche le notizie devono gonfiarsi: siamo talmente abituati a tutto, che altrimenti non le notiamo nemmeno. Attirano soltanto i ragazzini un po’ confusi che comprano ancora il giornale (ma ne esistono ancora?).

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2 pensieri su “Attualitàttarattatà

  1. Anche a me è successo. O meglio, anche io avevo tutto un vortice di idee e passioni politico-storiche che poi si sono pian piano assopite. Non che non m’interessi più nulla, anzi, ma ho selezionato. Ho fatto una cernita e ho studiato storia rendendomi conto che siamo sempre presuntuosi perchè crediamo che quell’evento sia TUTTO e invece ti accorgi che ci sono TANTE altre storie al di fuori di te, dell’Italia, del passato.

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