LO STAGISMO – numero uno

Bene, eccomi qui pronto a nararrvi le mie avventure stagiste. Tra l’altro, già trasgredisco le regole che mi ero autoimposto: avevo deciso di scrivere il giovedì, ma ieri sera non mi funzionava proprio l’accesso allo space e quindi ho dovuto rinviare.
Comunque, la prima settimana è di già finita e io sono soddisfatto. Non capite per quale assurdo motivo dovrei essere soddisfatto dal momento che non mi pagano? Beh, allora ve ne elenco qualcuno. La casa editrice dove faccio il mio stagino è vicina a casa (tre fermate di metro, quindici minuti a piedi; in bici non so perché non ho la bici, ma se l’avessi sarebbe il massimo). Dalla finestra vedo gli alberi dei giardini di Porta Venezia, cosa che non fa mai male a Milano (vedere alberi veri, intendo); inoltre, vado anche a pranzarci se fa bello (non sugli alberi ma ai giardini). L’ambiente è molto stimolante: sono sei-sette persone, quasi tutte giovani, che non se la tirano per nulla e che sono disponibilissime e pazienti sempre.
Ma il motivo migliore è stato entrare finalmente in contatto con l’editoria. Quando usiamo l’espressione ‘toccare con mano’ non facciamo più caso al suo significato, essendo diventata un’espressione ormai figurata; eppure, mai come in questo caso io sto toccando con mano cos’è editoria. L’Università, certo, insegna; ma l’Università è teorica, mai pratica. E’ parola, descrizione, spiegazione; quasi mai, a Lettere, è applicazione materiale, prova in prima persona, fatica manuale. Ho frequentato due corsi, in quest’anno, dedicati all’editoria; ho imparato lo svolgimento di quasi tutti i processi editoriali ma non li ho mai sperimentati.
Invece, dentro Iperborea capisco giorno dopo giorno cos’è FARE un libro. Il libro è cultura, è il messaggio che contiene; ma senza le pagine che lo veicolano addio messaggio. E mettere insieme quelle pagine richiede un grande sforzo manuale, non solo intellettuale. E’ salutare imparare (quantomeno, assistere) come si fanno le cose: insegna a considerarle come vanno considerate, nulla di più e nulla di meno. Nel caso del libro, perciò, non solo insieme di idee ma anche oggetto.
Nella fattispecie, sto imparando a catalogare i libri del magazzino e a inserirli dentro il nostro database. Mi sto orientando tra quarte e testi per il catalogo, e sto imparando ad apprezzare uno strumento che di solito disprezzavo come il catalogo a stampa dei libri della casa. Ho assistito ad una riunione di redazione in cui si parlava di e-book e ho avuto l’occasione, mai provata prima, di sfogliarne uno (una situazione assurda, peraltro, che meriterebbe una riflessione adeguata e sincera da parte di tutti noi che, bene o male, abbiamo a che fare coi libri per la maggior parte del nostro tempo). So cos’è una rassegna stampa, e stamattina ho assistito alla spiegazione delle norme redazionali per la correzione delle bozze (quante volte a lezione il prof ne ha parlato) scoprendo che si tratta di un lavoro più complicato e difficile di quanto già non apparisse prima. Infine, sto acquisendo qua e là una piccola infarinatura su come usare la grafica.
Vederli mesi in pratica, mi ha fatto capire immediatamente il significato di concetti e di processi prima solo teorici. Very good.
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