davvero?

gli brillano gli occhi. occhi entusiasti: da tempo, da mai li aveva avuti così. lasciavano trapelare la rilassatezza tipica del sentirsi realizzati.
"come mai? cos’è successo?" gli chiedo.
il conte risponde: "e che ne so? accade. punto. tanto basta".
"ma va, smettila…" gli ribatto, scettico. è una persona meticolosa, introversa, il conte. difficilmente si lascia andare a passioni improvvise. per di più, è uno stramaledetto paranoico riflessivo. e vuole sempre sapere il perché e il percome di tutto… figurarsi se si fa prendere in un’occasione così a caso. perciò insisto: "perché? cazzo, saprai almeno il perché…".
"no", mi ribatte esplodendo in una risata. e ride di gusto, il bastardo, di gusto. ride spensieratamente, di quella risata appunto di chi si abbandona, di chi si lascia prendere, di chi se ne frega altamente del come mai per mordere con foga tutto il gusto dolce di qualcosa di fantastico.
continua, il conte: "non so né perché né per come. strano? beh, è così, punto. ed è talmente bello che, stavolta, non mi interessa prendermi male a eviscerare il problema, e trovare come sempre il pelo nell’uovo. sai, amico mio, la cosa più bella è proprio questa, che ci sono capitato dentro, in pieno, senza nemmeno rendermi del tutto conto. ed è così bello, così forte e intenso, che mi interessa nulla se non l’esserci dentro. è una cosa così nuova, per me, che all’inizo avevo paura. ma poi ho scoperto il segreto: lasciarsi andare. tutto qui. non si può andare contro a qualcosa a cui sembri totalmente destinato".
cazzo! resto a bocca aperta. il conte felice, il conte misterioso, questi segreti confidati. che c’è di mezzo?
"beh, che cazzo hai scoperto? almeno questo me lo puoi dire no?", gli sussurro quasi, ormai privo di frecce al mio arco.
"cosa ho scoperto?" mi chiede guardandomi con lo sguardo, incredibilmente furbo su di lui, di chi se ne sbatte altamente di quelli che vogliono starti addosso, e scoprire i segreti delle tue cose solo a proprio vantaggio. "ho scoperto un gesto, un nome e un fiore" mi ribatte.
sbigottisco e lo mando affanculo. di brutto, perché ne ho piene le palle delle sue prese per il culo di stasera.
ma egli è troppo euforico, per prendersela come di solito fa quando è nervoso, o preso male: insomma, quando si comporta da conte tipico…
e, bonario, mi sussurra all’orecchio: "aspettavo da molto. mi è bastato lasciare che la porta si aprisse!".
poi si ritrae subito, ridendo nuovamente di gusto.
e si accende una sigaretta, felice.
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